"A Silva"
2- A Silva
Il 25 luglio 1943, dopo un ventennio di negazione delle libertà e tre anni di guerra, sotto il peso di umilianti sconfitte militari e di inumane rovine, cadeva (dopo lo sbarco americano, ai primi di quello stesso mese, sulle coste siciliane), per un complotto della maggioranza del Gran Consiglio del fascismo, il regime mussoliniano. Due mesi dopo, l’ 8 settembre 1943, il Re, come peggio non avrebbe potuto, si ritirava dalla guerra, provocando lo sfacelo dell’Esercito lasciato senza alcuna direttiva e determinando una situazione di pesante incertezza nel popolo italiano circa il suo futuro.

Alcuni storici, a tal proposito, hanno parlato di “morte della Patria”. In realtà, come più volte ha sottolineato il Presidente Ciampi, è proprio da quella infausta giornata, a cui il fascismo ed una imbelle monarchia avevano condotto l’Italia, che nacque una nuova idea di patria - radicalmente opposta a quella propagandata ed imposta dalla retorica fascista, dai suoi tragici miti di potenza o di supremazia razziale; l’idea di una patria che riconoscesse ad ogni cittadino i diritti di libertà, di rispetto della persona, di eguaglianza di fronte alla legge; di una patria che entrasse a far parte del novero delle nazioni democratiche.

I prodromi di tale riscatto civile e morale furono la resistenza che i soldati italiani opposero alle truppe naziste a Cefalonia, e in altri luoghi, il formarsi sulle montagne delle prime bande partigiane ed, ancora, il sostegno che semplici cittadini dettero agli ebrei perseguitati, ai militari italiani sbandati o ai prigionieri inglesi fuggiti dai campi di prigionia. Ed il riscatto si attuò pienamente nei venti mesi della lotta di Resistenza che nella storia dell’Italia rappresenta una autentica cesura, giacché essa fu, finalmente, espressione di una forte e consapevole partecipazione popolare rispetto ai drammatici problemi del Paese.

La Resistenza ebbe due principali obiettivi: contribuire a cacciare i nazisti dal suolo patrio; recuperare la dignità dell’Italia e indicare ad essa, come nei fatti è poi stato, il cammino verso un futuro democratico e di cooperazione internazionale.

La lotta di liberazione, in cui caddero oltre quarantamila giovani Patrioti, Patriote e Staffette, volle essere, fin da subito, una “guerra alla guerra”, ovvero una opposizione radicale, che in quel momento non poteva essere che armata, rispetto alle politiche aggressive del nazismo e del fascismo che hanno provocato, nel secondo conflitto mondiale, più di cinquanta milioni di morti, lo sterminio di oltre dieci milioni di persone tra Ebrei, Rom e Sinti, Handicappati, civili Slavi, Omosessuali, prigionieri di guerra, dissidenti politici, Testimoni di Geova e dappertutto immense rovine.

Organizzare la Resistenza, dopo oltre vent’anni di dittatura, fu tutt’altro che semplice. Gli inizi furono particolarmente difficili. Nel Nord e nel Centro Italia occupato dai nazisti e governato dallo stato fantoccio della RSI, esistevano di certo nuclei di antifascisti (molti dei quali ritornati nelle loro case dopo anni di esilio, di detenzione nelle galere o in luoghi di confino), ma il problema cruciale era come ricollegarsi con le classi lavoratrici e popolari e come, soprattutto, collegarsi con le masse giovanili che erano state oggetto di forzata politicizzazione in senso unico ed opposto alla democrazia, di assillante educazione fascista, imbevuta di retorica e falsità, basata sui miti di potenza, di supremazia razziale, nella tragica illusione di una Italia imperiale e dominante nell’area mediterranea.

Ed invece, già nella primavera del ’44, furono decine di migliaia i giovani che per non combattere a fianco dei tedeschi, vincendo tentennamenti e timori (soprattutto per le loro famiglie sottoposte a continue perquisizioni, minacce, arresti), salirono sulle montagne per contribuire a sconfiggere il nazifascismo. Migliaia anche nella nostra provincia, tant’è che essa nella primavera successiva registrò la presenza di tre divisioni partigiane, due operanti in montagna ( la “Garemi” e la “Ortigara” ) ed una attiva nei territori di pianura ( la “ Vicenza”).

Molti giovani, di ispirazione comunista, socialista, cattolica, azionista o spesso senza alcuna definita appartenenza, sacrificarono la loro vita.

Francesco Zaltron "Silva" fu uno di loro e può essere assunto a simbolo, sicché parlare di lui, senza nulla togliere all’individualità di ogni persona, può valere per parlare di tanti. Dalla sua breve biografia, riportata in altra parte di questo CD-Rom, apprendiamo le ragioni della sua scelta di partecipare ed organizzare la Resistenza. Scelta maturata interrogando a lungo la propria coscienza e simile a quella di altri studenti.

Accanto ad essi, ed in numero maggiore, furono i giovani operai, molti dei quali reduci dalla guerra combattuta nelle steppe russe, nelle montagne balcaniche, nel deserto africano, che riflettendo sulla loro esperienza o magari riscoprendo tradizioni socialiste e democratiche presenti nelle loro famiglie (ma dai loro genitori spesso taciute, per timore) o inverando valori fondamentali della loro fede religiosa, decisero, spesso ciascuno per proprio conto, di partecipare alla lotta per liberare l’Italia e perché in essa regnasse la libertà e non l’oppressione.

Mimma Arnaldi, sorella della gloriosa staffetta partigiana Mery, nel suo libro dedicato al fratello Rinaldo “Loris”, medaglia d’oro, caduto, anche egli assai giovane, a Granezza nel settembre del ’44 rivolgendosi simbolicamente ad un giovane d’oggi scrive: “Vorrei che la mia penna sapesse narrare, goccia a goccia, del sangue, delle lacrime versate per le nostre contrade, per dirti di quella lotta vissuta, per voi, dai figli di nostra Gente!” . “Chi vuole, chi cerca la luce, l’avrà”.

Sono parole esemplari per dire che i partigiani hanno combattuto per noi, perché, finita la guerra, avessimo un futuro di pace, di giustizia, di democrazia, di collaborazione internazionale. Per questo nessuno dei giovani resistenti di allora deve morire nella nostra coscienza. Per loro non ci deve essere quella fine terribile che è l’oblio.




Questo CD appare ad un anno di distanza dalle celebrazioni, svoltesi in tutta Italia con una forte partecipazione popolare, del Sessantesimo della Liberazione. Ma ad esso si collega, ed è anzi attualissimo, perché il popolo italiano verrà tra breve chiamato ad un referendum che intende salvaguardare quello che è stato il frutto maggiore della Resistenza, ovvero la Costituzione Italiana.

Con questo CD-Rom Luca Bassanese, Stefano Florio e quanti, a partire dal Comune di Marano, li hanno sostenuti in questo progetto, hanno inteso rivolgersi in particolare ai giovani.

Essi possono fare proprie le parole pronunciate quasi quarant’anni fa da Piero Calamandrei con le quali l’insigne giurista affermava l’indissolubilità del legame tra Resistenza, Repubblica e Costituzione italiana:

"Dietro ad ogni articolo di questa nostra Costituzione, o giovani, voi dovete vedere giovani come voi: caduti combattendo, fucilati, impiccati, torturati, morti di fame nei campi di concentramento, morti in Russia, morti in Africa, morti per le strade di Milano, per le strade di Firenze, che hanno dato la vita perché la libertà e la giustizia potessero essere scritte su questa Carta”, “Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero, perché lì è nata la nostra Costituzione…"


Sandro Pupillo